Concerti
Diego Ceretta
settembre 2024
Il concerto
- Musiche
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più autori
Direzione
Solisti
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pianoforte Alessandro Taverna
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violino Francesca Dego
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corno Martin Owen
Programma
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Concerto per violino, corno, pianoforte e orchestra
di Nicola Campogrande
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Sinfonia n. 1 in re maggiore op. 25, Sinfonia classica
di Sergej Prokof'ev
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Sinfonia n. 8 in sol maggiore, op. 88, B. 163
di Antonin Dvorak
Date e biglietti
Date e turni
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Turno UnicoOre 20:30
Dettagli
- Informazioni
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Violino, corno e pianoforte rappresentano un trio di solisti decisamente fuori dal comune, quasi irrintracciabile nella storia della musica, ad eccezione di rarissimi capolavori, come il Trio op. 40 di Brahms. Nicola Campogrande (1969), compositore, scrittore e noto conduttore radiofonico e televisivo italiano, ha deciso di dedicare a questa formazione addirittura un concerto, riallacciandosi dunque al tentativo brahmsiano di fondere le sonorità solo apparentemente inconciliabili dei tre strumenti.
Sinfonia n. 1 in re maggiore op. 25, Sinfonia classica“Se Haydn fosse vissuto ai nostri giorni, egli avrebbe parte del suo vecchio stile, pur accettando nello stesso tempo qualcosa di nuovo”. La frase di Sergej Prokof’ev aiuta a entrare nello spirito di quel piccolo capolavoro che è la sua Prima Sinfonia, detta la “Classica”, non un’ironica imitazione dello stile settecentesco ma la creazione geniale e originalissima di un musicista moderno che “procede fra vecchie strade abitate da nuove generazioni”. Composta un mese prima dello scoppio della Rivoluzione Russa, Prokof’ev diresse la prima esecuzione della sua Sinfonia il 21 aprile 1918, al cospetto del Commissario per l’istruzione popolare del nuovo regime, dal quale ottenne il permesso per recarsi all’estero. Solo nel 1936 Prokof’ev rientrò stabilmente in Russia, un paese ormai radicalmente cambiato, in cui la musica era regolamentata dall'”Unione dei compositori”, che stabiliva quali fossero i generi accettabili.
Sinfonia n. 8 in sol maggiore, op. 88, B. 163Nel 1890 Antonin Dvorak diresse a Praga il suo penultimo lavoro sinfonico, con il quale intendeva “scrivere un’opera diversa da tutte le altre Sinfonie, con idee personali e lavorate in modo nuovo”, per cercare di emanciparsi dal modello tedesco. Il tono marcatamente più slavo di questa Ottava sinfonia si percepisce subito dall’attacco in Sol minore, con una indimenticabile frase di violoncelli e corni, dal tono di leggenda, una sorta di autoritratto dell’autore e delle sue memorie. Ma dopo questa premessa, conclusa da un magnifico disegno di flauto solo, tutta l’orchestra viene convocata per una festa dai tratti rustici, tipici delle terre che Dvorak vuole evocare. «Non mi si derida. Io non sono solo un musicista, sono un poeta», rivendicava l’autore boemo nel 1889, dando alle stampe la sua Ottava Sinfonia, tutta scritta per immagini, ma con quel marchio iniziale che sembra un lungo sospiro malinconico mentre si apre il vaso dei ricordi.
ORCHESTRA DEL TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA
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