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«Un teatro storico non smette mai di vivere». Il restauratore Bevilacqua racconta il cantiere del Comunale

«Un teatro storico non smette mai di vivere». Il restauratore Bevilacqua racconta il cantiere del Comunale

«Un teatro storico non smette mai di vivere».

Il restauratore Bevilacqua racconta il cantiere del Comunale

 

 

Mancano 212 giorni al 14 febbraio 2027, la data in cui il Teatro Comunale di Bologna riaprirà le sue porte. Sui ponteggi che oggi occupano la Sala Bibiena, procede centimetro dopo centimetro il restauro conservativo e manutentivo delle superfici: a guidarlo è Fabio Bevilacqua, restauratore di beni culturali e direttore operativo dell’intervento, autore del progetto insieme all’architetto Francesco Dalmastri.

 

«Il teatro è fondamentalmente un ambiente che viene vissuto — spiega Bevilacqua —: la gente lo abita, lo utilizza. E l’utilizzo è collegato ai danni conservativi delle superfici». Quarantasei anni di spettacoli, di pubblico, di luci e di scenografie hanno lasciato il segno sulle finiture uscite dal grande cantiere del 1980-81, quando il teatro —dichiarato inagibile per gravi problemi strutturali — fu consolidato e messo in sicurezza. Allora l’urgenza impose di rinviare molti interventi conservativi e decorativi: sul plafone ottocentesco, ad esempio, ci si limitò a una pulitura generale e alla stuccatura dei distacchi, rimandando un restauro approfondito che non venne mai realizzato. Da quella stagione deriva però un’eredità preziosa: la documentazione delle tecniche esecutive e delle ricette delle finiture storiche, un patrimonio di conoscenze che oggi si rivela cruciale per definire il metodo e l’approccio del nuovo intervento di restauro.

 

«Il progetto si collega a un intervento di tipo manutentivo, che cerca di risolvere le problematiche conservative delle superfici — prosegue Bevilacqua —. Qui abbiamo sia superfici dipinte, sia superfici in stucco rifinite con delle dorature». Al centro c’è proprio il plafone: «È quello che porta le informazioni figurate, che dà l’informazione generale dal punto di vista del decoro». La pulitura dalla polvere, dai sedimenti e dai vecchi interventi che si sono succeduti nel tempo restituirà profondità e leggibilità al soffitto dipinto: «Il cambiamento cromatico ci sarà sicuramente». Nessuno stravolgimento, però: la linea guida del progetto non è quella di inseguire un ipotetico volto settecentesco della sala, ma di riconoscere il valore della sua immagine stratificata, costruita in due secoli e mezzo di interventi e trasformazioni.

 

Lo sguardo di Bevilacqua, alla fine, va oltre il ponteggio: «Credo che il restauro riqualificherà e ridarà nuovamente alla città di Bologna il “nostro” monumento». Dalle sue parole si evince che restaurare è prendersi cura di qualcosa che appartiene a tutti. Il Comunale è chiuso, ma un teatro storico non smette mai di vivere, nemmeno quando si ferma

 


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