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Teatro Comunale di Bologna

Danza

La fille mal gardée

, settembre 2024

La fille mal gardée

Lo spettacolo

Musiche
Peter Ludwig Hertel

Compagnia

  • Compagnia Scuola di Ballo dell'Accademia Teatro alla Scala

Coreografia

  • Coreografia Frédéric Olivieri

Programma

  • La fille mal gardée

    Musiche
    Peter Ludwig Hertel
  • CANTICLE FOR INNOCENT CREATURES

    Musiche
    Jason Moran
  • DIVERSION OF ANGEL

    Musiche
    Norman Dello Joio
  • EKSTASIS

    Musiche
    Ramon Humet
  • ERRAND INTO THE MAZE

    Musiche
    Gian Carlo Menotti

Team creativo

Scene
Luisa Spinatelli
Light designer
Andrea Giretti
Costumi
Luisa Spinatelli
Rielaborazione scene e costumi
Angelo Sala
Rielaborazione scene e costumi
Maria Chiara Donato

Dettagli

Informazioni

La fille mal gardée si annovera fra i balletti più antichi ad essere rimasti nel repertorio, essendo nato all’epoca della Rivoluzione francese. È Jean Bercher Dauberval a curare la prima coreografia del balletto, dal titolo Le ballet de la paille, ou il n’est qu’un pas du mal au bien, che va in scena al Grand Théâtre de Bordeaux nel 1789 su uno zibaldone di temi e canzoni popolari francesi. Il balletto conosce nel tempo numerose edizioni e molteplici modifiche nel titolo, nei nomi dei personaggi, nella coreografia e nella partitura musicale. Il Direttore della Scuola scaligera ha scelto la partitura di Hertel, composta nel 1864 per la versione coreografica di Paolo Taglioni per l’Hofoper di Berlino, rappresentata al Teatro alla Scala nel 1880.

Il balletto, che presenta diversi numeri pantomimici come vuole la tradizione del genere comique settecentesco, in cui prevale l’ambientazione contemporanea immersa in un contesto agreste e in una realtà contadina, mette alla prova gli allievi della Scuola di Ballo scaligera non solo sul piano tecnico, dal momento che la coreografia è pensata per esaltare le loro abilità classico-accademiche, ma anche sul piano interpretativo, poiché richiede notevoli doti ironiche e gestuali soprattutto per alcuni dei personaggi, come M.me Simone qui incarnata da un’allieva e non da un tradizionale danzatore en travesti. In scena una sessantina di giovanissimi ballerini fra il 2° e l’8° corso.

Ambiente campestre. Una madre, una figlia. Scorza dura, di facciata, la prima. Deliziosa e capricciosa la seconda. Innamorata dell’amore, la ragazza, che si chiama Lise, non ha occhi che per Colas, un contadino. La madre, la vedova Simone, vorrebbe per la sua Lise un matrimonio d’interesse con il figlio del proprietario terriero Thomas: ma il ragazzo è sciocco, si chiama Alain, e non ha testa che per prendere farfalle.

La fille mal gardée (la ragazza mal custodita), che approda nel repertorio della Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala nella nuova versione firmata dal direttore Frédéric Olivieri, è una storia tutta da danzare con piglio comico e attoriale: un affondo nella tradizione del migliore ballet d’action, genere nato nel Settecento di cui fu portavoce il maestro Jean-Georges Noverre con Franz Hilderving e Gasparo Angiolini. Noverre si era formato all’Opéra di Parigi, nella sua straordinaria carriera girò tutta l’Europa, Jean Dauberval, il coreografo autore della prima versione de La fille mal gardée, chiamata originariamente Le ballet de la paille, ou il n’est qu’un pas du mal au bien, era suo allievo.

Perché citiamo Noverre? Perché il balletto di Dauberval, il cui debutto a Bordeaux avvenne il 1° luglio 1789, nell’anno della Rivoluzione francese a quattordici giorni dalla presa della Bastiglia, è un titolo chiave di quella unità tra danza e pantomima invocata nel 1760 da Noverre nelle sue Lettres sur la danse et sur les ballets. Una unità attraverso la quale ritrovare nella danza, che ancora non aveva conosciuto l’uso delle punte, la verità di una voce ormai sepolta da costumi e virtuosismi esagerati: la voce della natura. E anche se La fille mal gardée non ha in fondo molto a che vedere con le battaglie politiche del 1789, con i suoi contadini, il suo ambiente popolare e la sua storia di amore e scaramucce incarna tuttavia l’avvio di una rivoluzione: quella del “genere balletto” di cui gli scritti di Noverre sono ancor oggi emblema. Un balletto che ha la capacità di raccontare, senza appoggiarsi altro che a sé stesso.

Basta crinoline, parrucche, maschere, paniers con le loro intelaiature di stecche per sottogonna, per le ballerine, chiamate figlie di Tersicore, Noverre ha nuovi diktat: abbondonare costumi che nascondono il corpo e l’espressione, togliere alla danza affettazione, osare la rinuncia a passi troppo complicati, non mettere tanta forza nell’esecuzione ma aggiungervi maggior spirito, dare alla danza l’anima. «L’ “azione”» scrive Noverre «è semplicemente la pantomima. Ogni cosa si deve descrivere, tutto devo parlare con il danzatore (…) Il gesto attinge il suo principio nella passione che deve rendere». Allergico al virtuosismo, se non abbinato al cuore, Noverre ancora scrive «Non si pensi che io cerchi di abolire i movimenti ordinari delle braccia, tutti i passi difficili e brillanti (…), le braccia in accordo con occhi, fisionomia e i passi facciano sentire “il grido della natura”». Che modernità per l’epoca!

La decisione del maestro Frédéric Olivieri di coreografare per i suoi allievi una nuova versione de La fille mal gardée, sulle punte come è tradizione delle riprese del balletto dall’Ottocento in poi, ha offerto ai giovani interpreti l’occasione di un percorso creativo alla riscoperta dell’espressività del gesto pantomimico abbinato alla danza. Tra le due partiture maggiormente utilizzate nelle diverse versioni de La Fille, Olivieri ha scelto quella di Peter Ludwig Hertel.

«Tra le fonti che ho consultato» racconta Olivieri «mi ha in parte ispirato la versione del balletto che si danza in America e in Sud America e che si lega originariamente all’edizione portata all’American Ballet da Bronislava Nižinskaja nel 1940, poi rivista anche a Cuba. È una versione fin troppo caricaturale per me, ma mi piace l’energia, il decoupage musicale fatto su Hertel, lo spirito e l’uso della pantomima».

«Come in tutte le edizioni del balletto, anche nella mia c’è la danza degli zoccoli, che ho voluto fare solo per la madre di Lise, la scena del burro, dei nastri… La coreografia segue la coerenza del racconto, ma è tutta nuova, salvo l’ultimo passo a due, notissimo dalla versione novecentesca di Gorskij in poi: si danza ai concorsi, ai gala, didatticamente ho voluto che i nostri ragazzi lo imparassero nella versione tradizionale russa, anche grazie all’insegnamento del nostro maestro Leonid Nikonov. La mia Fille è un balletto in due atti e quattro scene: una volta che la vedova Simone nel secondo atto ha accettato l’amore tra Lise e Colas, l’azione si trasferisce nuovamente dalla casa nel campo per la festa in cui si balla il famoso pas de deux in un finale collettivo con tutti gli amici e le amiche di Lise e Colas dove ho introdotto anche una danza di dieci coppie per i bambini dei corsi più piccoli».


Danza

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28, 29 novembre 2026

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Notte Morricone
Musiche
Ennio Morricone
Compagnia
Centro Coreografico Nazionale / Aterballetto

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13, 14 marzo 2027

Teatro Comunale

Sergio Bernal Dance Company
Musiche
Canto Gregoriano; José Jiménez "El Viejin"
Compagnia
Sergio Bernal Dance Company

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10, 11 aprile 2027

Teatro Comunale

Querencia
Musiche
Moisés Sánchez
Compagnia
Compagnia Antonio Najarro

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