Concerti
Mariotti
aprile 2026
Il concerto
- Musiche
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più autori
Direzione
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Direttore Michele Mariotti
Solisti
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solista - pianoforte Federico Colli
Programma
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Lohengrin: Ouverture
di Richard Wagner
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Concerto per pianoforte e orchestra in la minore op. 54
di Robert Schumann
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Parsifal: "Incantesimo del Venerdì Santo"
di Richard Wagner
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Tristan und Isolde: "Preludio di morte di Isotta"
di Richard Wagner
Date e biglietti
Date e turni
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Turno UnicoOre 20:30
Dettagli
- Informazioni
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Il 1° novembre 1871 il Teatro Comunale di Bologna fu la porta d’accesso di Wagner in Italia. Dopo lunghe trattative ed estenuanti preparativi, incoraggiati dal sindaco dell’epoca Camillo Casarini, Angelo Mariani diresse Lohengrin, prima opera wagneriana ad essere vista e ascoltata nel nostro paese. Fu un evento storico, che riportò la città di Bologna al centro del dibattito musicale, assegnandole poi lo scettro di altre quattro prime nazionali, da Tannhäuser a Olandese Volante, da Tristan und Isolde a Parsifal.
Lento e travagliato fu il percorso dell’ultima opera di Wagner, la più mistica, la più simbolica. Per trent’anni la clausola del Parsifal-Schutz negò il diritto di rappresentare l’opera fuori da Bayreuth. Nonostante alcune eccezioni, il divieto restò in vigore fino al 31 dicembre 1913. Poi, scattata la mezzanotte, decine di teatri europei fecero a gara per arrivare primi sulla monumentale partitura. Vinse il Liceu di Barcellona, allestendo il dramma allo scoccare preciso del nuovo anno. Ma Bologna non dovette aspettare a lungo: il 1° gennaio 1914 il Comunale fu il primo teatro italiano a far ascoltare l’ultimo visionario capolavoro wagneriano, sotto la direzione di Rodolfo Ferrari.
Non c’è sfida tra solista e orchestra, nell’unico Concerto per pianoforte di Schumann: c’è invece un rapporto, quasi cameristico, costruito su ascolto e tensione reciproca. Schumann del resto non scrive un “concerto” nel senso consueto, ma in una forma nuova, più fluida, dove ogni gesto ha un peso espressivo, «qualcosa a metà tra sinfonia, concerto e grande sonata – disse lo stesso compositore – perché mi rendo conto che non posso scrivere un concerto da “virtuoso” e che devo mirare a qualcos’altro». Così il pianoforte entra subito in scena, con decisione, come se fosse sorpreso in un discorso già cominciato. La scrittura è nervosa, poetica, mai prevedibile. Al centro, un Intermezzo breve e sospeso; poi il finale, che brilla di una luce interna. Un capolavoro che sembra contenere – come pochi altri – la complessità, la malinconia e l’anima indomita del suo autore.
Orchestra del Teatro Comunale di Bologna
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