Concerti
James Conlon
ottobre 2025
Programma
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"Idomeneo", Ouverture
di Wolfgang Amadeus Mozart
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"Idomeneo", balletti K. 367
di Wolfgang Amadeus Mozart
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Sinfonia n. 4 in mi minore, op. 98
di Johannes Brahms
Date e biglietti
Date e turni
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Turno UnicoOre 20:30
Dettagli
- Informazioni
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L’ouverture dell’Idomeneo, il titolo che aprirà la stagione d’opera del Comunale 2026, è uno dei più alti esempi del sinfonismo drammatico di un compositore ancora venticinquenne, qui alle porte del primo vero capolavoro teatrale. Con accenti tragici e tempestosi, questa ouverture annuncia il conflitto fra uomo e destino che innerva la drammaturgia dell’opera. Gli archi turbinano come onde, evocando la furia del mare, simbolo della collera di Nettuno e delle passioni umane. Solo alla fine, prima che il sipario si alzi, un improvviso passaggio in Re maggiore prefigura la speranza e la riconciliazione finale.
Alle musiche del balletto che chiude l’opera “Idomeneo re di Creta” (1780) è destinato un numero d’opera indipendente del catalogo mozartiano (il K367, mentre al dramma lirico è attribuito il K366). Generalmente questi straordinari 25 minuti di musica sono omessi nelle rappresentazioni teatrali, e anche in veste sinfonica pura sono un’assoluta rarità. Mozart poté scrivere col massimo dispendio di risorse tecniche anche grazie all’Orchestra di Mannheim, tra i migliori complessi dell’epoca, incaricata della prima esecuzione presso la Residenza di Monaco di Baviera, al Teatro Cuvilliés. Benché di rara esecuzione, l’Idomeneo è una tappa fondamentale nello sviluppo teatrale di Mozart, che negli ultimi anni ’70 del 700 aveva approfondito a Parigi le opere di Christoph Willibald Gluck, assimilandone i modelli.
Sembra incurvarsi in un privato mondo interiore, ormai lontano dai dibattiti del mondo musicale post-wagneriano, il Brahms della Quarta e ultima sinfonia, scritta in due estati tra il 1884 e il 1885 e caratterizzata da una cantabilità scoperta non dissociata dal contrappunto di stampo bachiano, che nell’ultimo movimento assurge a guida suprema del discorso musicale. È il canto del cigno di una civiltà? Non ancora, a giudicare dall’avvento, da lì a poco, di un gigante come Gustav Mahler, “attivato” dall’esempio di un altro titano della Sinfonia ottocentesca, Anton Bruckner. Ma di certo il doloroso appello del corno, quasi eco lontana dell’età dell’oro romantica, sembra scrivere la parola fine a un certo modo di intendere la musica.
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