Concerti
Donato Renzetti
marzo 2025
Programma
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Sinfonia n. 4 in la maggiore, op. 90 “Italiana”
di Mendelssohn Bartholdy
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Pavane pour une infante défunte
di Maurice Ravel
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Le tombeau de Couperin
di Maurice Ravel
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Ma Mère l’Oye
di Maurice Ravel
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Ouverture, "Le Carnaval Romain"
di Hector Berlioz
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Prèlude à l'après-midi d'un faune
di Claude Debussy
Date e biglietti
Date e turni
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Turno UnicoOre 20:30
Dettagli
- Informazioni
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Felix Mendelssohn arrivò in Italia nell’ottobre 1830 seguendo le rotte del Grand Tour che ogni tedesco di ottima estrazione doveva prima o poi compiere almeno una volta nella vita. Anche se giovanissimo, Mendelssohn era già sufficientemente affermato da esser riconosciuto: l’anno precedente aveva già diretto la storica esecuzione della “Passione secondo Matteo” di Bach, scritto l’Ouverture per il “Sogno d’una notte di mezza estate” e steso le prime idee tematiche dell’ouverture “Le Ebridi” e della Sinfonia “Scozzese”, la “gemella” dell’Italiana. Nel febbraio 1831 il Wanderer era a Roma, dove scriveva: “L’Italiana fa grandi progressi e diventerà il pezzo più piacevole che abbia fatto, specialmente l’ultimo movimento. Per l’Adagio non ho ancora deciso nulla e credo me lo riserverò per Napoli”. Ottimo fiuto: con quell’andamento compassato, quasi a tempo di marcia, il secondo movimento (Andante con moto) è figlio diretto delle impressioni ricevute durante le processioni religiose viste nelle strade partenopee, uno dei brani più iconici del XIX secolo.
In una Francia divisa dall’affare Dreyfus, Ravel si sottrae al rumore del mondo rifugiandosi in una danza lenta cinquecentesca dall’andamento composto e solenne, la Pavane, evocando l’immagine di un’Infanta rinascimentale proprio come nel 1889 aveva fatto Oscar Wilde nella fiaba “The Birthday of the Infanta”. Con questa pagina piena di lirismo Ravel ottenne il suo primo grande successo di pubblico.
Lasciamo la parola a Ravel: «All’inizio del 1915 mi arruolai nell’esercito; in conseguenza di ciò la mia attività musicale s’interruppe fino all’autunno del 1917, quando fui riformato. Terminai allora “Le Tombeau de Couperin”. A dire il vero l’omaggio è rivolto non tanto al solo Couperin quanto all’intera musica francese del XVIII secolo». Nella sintesi autobiografica si devono includere la scomparsa della madre (1917) e la perdita di numerosi amici in guerra. Sono gli stessi amici che vegliano, ognuno con una dedica, su tutti i sei brani del “Tombeau”. Ciò potrebbe farlo sembrare un trionfo della morte, ma in realtà si tratta di un omaggio a un’epoca artistica che è ancora in grado di consolare e che, come le persone care scomparse, non può tornare una seconda volta.
Attratto, come Debussy, dal mondo delle fiabe, nel 1908 Maurice Ravel scrisse “Ma mère l’Oye” (Mia madre l’oca), una raccolta di cinque brani per pianoforte a quattro mani, ispirati a fiabe del Sei-Settecento raccolte nell’antologia di Perrault “Contes de ma Mère l’Oye”. L’album fu dedicato ai piccoli Jean e Mimie Godebsky, figli dei più cari amici di Ravel, ma si rivelò però troppo difficile per un’esecuzione domestica e alla fine Ravel approntò una versione orchestrale, che esalta gli esotismi e le sonorità sgargianti, vera apoteosi dell’immaginazione.
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